domenica 27 dicembre 2009

Intervista a Jeanette Milner: dall'Australia all'Abruzzo, l'arte e il terremoto


Da www.coraggioitalia.it - Intervista all'australiana Jeanette Milner, nata a Melbourne. La pittrice, che dal 1985 è in Italia, ci racconta la sua arte e come ha vissuto il terremoto del 6 aprile 2009, nel paesino dell'Abruzzo dove vive da anni, Assergi, nel comune di L'Aquila, proprio sotto al Gran Sasso.

Cosa l'ha portata dall'Australia a Roma?
La voglia di vedere e conoscere altri paesi. Ho lasciato l'Australia a 21 anni e ho visitato molti paesi, lavorando come segretaria ma anche come cameriera nei ristoranti. Così ho vissuto ad Hong Kong, in Inghilterra, in Francia e in Grecia prima di arrivare in Italia, dove mi sono fermata.
Ha lavorato come segretaria per necessità. Le è pesato dover fare questo invece di continuare gli studi?
Non mi è mai piaciuto a fare la segretaria - però ero un dattilografa precisa e veloce. Questo mi ha permesso - essendo madre lingua inglese - di trovare lavoro quasi dappertutto. Seguendo vari corsi serali, inoltre, ho potuto soddisfare il mio bisogno artistico.
Qual è la sua maggior fonte di ispirazione?
Mi ispira la natura, in tutti sensi. Viaggio molto sia in Italia che al estero. Faccio schizzi e prendo note sui colori. Poi sviluppo con calma, quando ho tempo e spazi adeguati. Amo moltissimo i tramonti e l'alba, ma anche il mare e le montagne. In generale, preferisco i paesaggi alla figura umana.
Il suo paesaggio preferito?
Un tramonto con colori forti e movimento nelle nuvole. Ultimamente, tuttavia, sto dipingendo costellazioni, mi affascinano molto.


Adesso vive in Abruzzo, regione colpita dal terremoto del 6 aprile 2009. Come ha vissuto questa terribile esperienza?
Il terremoto ci ha cambiato la vita. Per fortuna Assergi non ha subito grossi danni. Nel paese non ci sono state vittime, solo una signora che è rimasta ferita con un taglio alla testa, ma subito curata da un medico che le ha messo i punti alle 4 del mattino, in macchina. I danni più gravi per il paesi sono stati all'interno delle mura, nel centro storico, a causa del crollo di alcune volte e canne fumarie. La notte del 6 aprile stavo dormendo nella mia casa, nel centro storico. Mi sono precipitata fuori dall'abitazione, incontrandomi con gli altri abitanti. Insieme siamo usciti dal paese. Per alcune notti molte famiglie hanno dormito in auto, finché non sono arrivate le tende. La Croce Rossa ha allestito e gestito la piccola Tendopoli di Assergi, con prontezza e cura. Sono stati meravigliosi.
Cosa ne pensa dei soccorsi per i terremotati? Sono stati gestiti al meglio?
La Protezione Civile ci ha sempre tenuti informati sui fatti con frequenti oposculi informativi. I Vigili del Fuoco ci accompagnavano dentro le case quando ne avevamo bisogno e i Carabinieri ci hanno assistito in molti modi, durante tutta l'emergenza.
Nutro una grande ammirazione per il lavoro della Protezione Civile, della Croce Rossa, dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco che hanno rischiato le loro vite per salvarci ad assisterci.

mercoledì 16 dicembre 2009

Intervista a Umberto Gorirossi, il farmacista artista

Da Coraggio Italia - Intervista a Umberto Gorirossi, giovane farmacista napoletano che da quattro anni fa l'artista. Le sue opere hanno la non trascurabile caratteristica di "parlare". Un incontro per capire le caratteristiche dei suoi lavori, come nascono e cosa rappresentano. Cercando di capire anche la sua personalità, quella di una persona decisa e consapevole delle proprie capacità, dotata di un grande interesse verso gli altri.

Per creare le sue opere la ispira di più l'ambiente o delle immagini di fantasia?
In realtà, mi ispiro prevalentemente ai miei stati d'animo, a storie di tutti i giorni, a concetti di dominio pubblico e talvolta a storie di vita vissuta.
Utilizzo quindi anche argomenti suggeriti da persone, amici, conoscenti, che hanno voglia di vedere la mia interpretazione artistica di un loro dilemma, dubbio, argomento, concetto. Mi piace indicare una strada, suggerire una via da seguire o una soluzione Cerco di dare attraverso i miei lavori almeno un consiglio.
Quindi più che seguire un' ispirazione, seguo una via fatta di ostacoli da superare. E questo mi piace.

Nel suo blog ha inserito un sottofondo musicale. La musica la aiuta a creare? Quale genere preferisce?
A volte ascolto musica, per rilassarmi. Mi aiuta per scelte cromatiche. Prediligo musica classica, pianoforte. Mi piace molto anche il jazz .
Pensa che l'Italia sia un buon paese dove vivere per un artista?
Penso che il paese sia del tutto ininfluente. Credo fermamente nelle singole qualità e nella meritocrazia.
In ogni caso l'Italia è secondo me un paese nel quale le doti artistiche sono sempre state apprezzate nella giusta misura. Forse oggi ci sono difficoltà in Italia, ma sono dovute da un momento di crisi generale, più che alle condizioni del paese.

Quando era piccolo, cosa sognava di fare "da grande"?
Sono un farmacista, ma da piccolo sognavo di fare l'architetto. Qualsiasi foglio bianco diventava motivo per studiare una disposizione geniale di muri e porte, per tentare una divisione intelligente degli spazi. Alla fine mi sono ritrovato a dividere i comparti della mia anima secondo una disposizione logica delle mie emozioni. Attraverso l'arte riesco ad essere davvero me stesso.

Le piace scrivere?
Mi piace moltissimo scrivere, mi piace far riflettere, incuriosire, intrigare, analizzare, e spiegare. Utilizzo la scrittura per accompagnare molti dei miei lavori. Sebbene alcuni critici siano contrari a questo.
Con le spiegazioni che accompagnano i miei quadri io non intendo assolutamente frenare l'emozione altrui, bensì intendo specificare, chiarire, alcuni aspetti dell'opera stessa. Forse per cercare di essere compreso al meglio.

Ha mai studiato filosofia? Glielo chiedo perché da alcune sue opere si direbbe di sì. I concetti che esprimono sono sempre molto profondi, densi di riflessioni e i rimandi alla filosofia mi sembrano frequenti.
La ringrazio di questa osservazione, le sono grato.
Provengo da studi scientifici, la filosofia però mi ha sempre affascinato.
La cosa che più mi intriga dei filosofi è la loro naturale predisposizione al ragionamento volto sempre ad uno scopo, ad un un fine.
Il tentativo di trovare una strada cercando di far funzionare il cervello mi affascina.
Nelle mie opere cerco di fare lo stesso, usando il complemento del disegno.

Osservando le sue opere sono rimasta colpita da Scelte e Compromessi. Ho poi scoperto che ha vinto un premio, nel 2005, un anno di svolta per lei. Può parlarcene?
Effettivamente Scelte e Compromessi (nella foto qui sotto, nda) è stato il mio secondo quadro.
Rimasi stupito anch'io nel momento in cui mi comunicarono di aver vinto con un quadro un premio letterario. In effetti è come se qualcuno avesse deciso di affermare che i miei quadri parlano. Da allora comunicare attraverso il disegno è stata da allora una mia primaria necessità, scopo perseguito attraverso un'elaborazione grafica di un pensiero.

Il 2005 è stato per me l'anno in cui ho iniziato a dipingere e, allo stesso tempo, l'anno in cui ho iniziato a prendere coscienza delle mie caratteristiche.

Cosa vuole comunicare al mondo con le sue opere?
Potrei peccare di presunzione rispondendo a questa domanda.
Mi limito a dire che il mio modo di vedere e di rappresentare un pensiero, un concetto vorrei fosse condiviso e utilizzato da tutti.

Pensa che nel futuro l'arte si sposterà sempre di più sul web?
Presumo proprio di sì. D'altronde quello che mi sta succedendo è proprio la prova che il web è di certo un mezzo che ha rivoluzionato e continuerà a rivoluzionare tutto.
Il web ha ridotto i tempi. Tutte le pubblicazioni, le antologie letterarie, i premi e le soddisfazioni da me ricevute si sono verificate così rapidamente proprio per il fatto che la possibilità di essere notati è esponenziale. In ogni caso un quadro va visto da vicino. La bellezza di perdersi e di condividere il pensiero dell'artista davanti all'opera è assolutamente impagabile il web aiuterà sempre di più a ridurre i tempi per venire a conoscenza dell'opera di un'artista.

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A posteriori, Umberto Gorirossi mi ha ringraziato per l'intervista e mi ha scritto uno dei più bei complimenti che abbia ricevuto. Per non rischiare di perderlo lo richiamo in qui nel mio blog, come sprone a fare sempre meglio e anche per esprimere la mia gratitudine. Intervistare è bello perché permette di imparare e divulgare le tue scoperte. La più grande soddisfazione è sapere che tutte le tue paure, quelle che ti portano a riempire fogli e fogli di domande nel timore che l'intervistato le trovi stupide o inadatte al suo caso, non erano fondate. L'intervista riuscita, secondo me, è quella che non delude l'intervistato. Che gli dà spazio, non lo mette in condizione di dover rettificare o integrare e nemmeno nel dubbio di essere pubblicizzato per quello che non è.

"Vedo che già ha capito molto di me.
Sono contento per le domande che mi hanno dato la possibilità di fare un quadro preciso.
Se tutti i giornalisti fossero come lei...non ci sarebbero problemi di cattiva comunicazione.
Lei ha stabilito un legame empatico con me e questo le ha permesso di effettuare domande mirate e accurate.
Sono lieto di aver avuto a che fare con lei.
Grazie."

giovedì 10 dicembre 2009

Intervista a Luigi Perrella, artista fuori dagli schemi


Alla scoperta di Luigi Perrella, un artista che non ha avuto paura di cambiare vita per vivere seguendo il suo talento e conquistare la vera libertà. Luigi Perrella è simpatico e realista, capace di smuovere l'animo con le sue parole e innamorato del mare. La vita gli piace, traspare da ogni sua frase, e c'è di certo molto da imparare, per tutti, da quello che ha raccontato a Coraggio Italia. Un'intervista illuminante e coinvolgente, arricchita dai dipinti che l'artista ha scelto per noi, dalla sua produzione degli ultimi anni.

Ha studiato ingegneria aerospaziale. Come ha deciso di diventare artista?


Forse sono nato artista. Mi chiederei piuttosto come mai ho studiato ingegneria aereospaziale!
 Una di quelle scelte che si fanno per compiacere gli adulti che credono di scegliere il meglio per i piccoli.
 E questi piccoli cercano di autoconvincersi della felice scelta impegnandosi fino ad una brillante riuscita e poi cercano di continuare a compiacere i grandi impegnandosi in lavori coerenti con le attese economiche e sociali, anche se lontanissimi dalla propria personalità, finchè la vita, lentamente ma inesorabilmente, li coopta in responsabilità che rendono impossibile o quasi il ritorno al passato per una riprogettazione del futuro. 
Le giornate passano spese prevalentemente nel lavoro, il tempo è limitato, gli affetti sembrano sanare tutto e la vita passa 
Tengo a precisare che io parlo "dall'alto" di una condizione esistenziale privilegiata: quella di chi è nato in un periodo ed in una regione geografica liberati dalle guerre e dalla miseria e di chi ha avuto il privilegio di poter studiare fino all'università e la fortuna di poter lavorare da subito e ben remunerato.
 Ma è proprio questa condizione a concedere la possibilità, ma anche a dare la responsabilità, di sapere e dovere essere coerenti alla propria vocazione ed a imporre di operare conseguentemente.
 Poter scegliere la propria vita è un privilegio immenso ed è deprecabile non saperlo fare.
 Così quel sacro fuoco che arde nascosto ad un certo punto ha chiesto ossigeno: pena la morte. 
A 50 anni - un po' tardino! - mi sono trovato costretto a dire: “Basta! Ora dipingo, suono, canto, mi diverto: vivo!”.
 E sto vivendo.



Le sue giornate seguono una routine particolare? Quante ore passa dipingendo?

Dipingere mi porta in un altro mondo e non so bene se è un mondo diverso da quello reale o se è l'unico mondo reale: il mio.
 Nel dipingere trovo gioia, divertimento, serenita', libertà di pensiero, assenza di ansia; tutto questo, magari non sempre, ma molto spesso.
La routine non c'è nella passione e nell'amore e non c'è nella naturalità della vita.
 La routine l'ho lasciata per strada: ora guido le mie giornate a vista.

Ci spieghi il rapporto tra la poesia e i suoi quadri.

Un quadro, una poesia o un brano di musica hanno in sè qualità simili riuscendo a trasmettermi ed a trasmettere emozioni e stati d'animo in maniera forte ed evocativa.
Sono forme di comunicazione primitive, ancestrali.
 La voce dell’uomo si modula nel tempo,trasformandosi in eruditi canti d’amore e passione,di dolore e morte.
 Il segno, tracciato dagli uomini per comunicare il loro esistere si è evoluto nella rappresentazione del mondo, e di loro stessi, poi del divino , dell’immateriale dei sentimenti e dell'inconscio. 
La poesia credo sia un po' l'intellettualizzazione di tutto quanto detto prima: l'uso del linguaggio e delle parole per raccontare e descrivere nel modo migliore l'urlo, la passione, il lamento, l'amore, il cielo, la guerra, il Dio, io...
Dipingo senza pormi tanto il problema del significato necessariamente compiuto del soggetto, è in corso d'opera che si materializza il felice connubio estetico ed emotivo. 
Dipingo la poesia della vita che intravvedo attraverso la mia vita. 
Comincio in pieno disordine mentale e poi capita che arrivi al punto di entusiasmarmi e, quando va bene, procedere in avanti finendo con l'annientarmi.

Quale tra le sue opere la rappresenta meglio?
Non so, forse gli astratti, i cieli o le nuvole.
 Direi che si potrebbe tentare una distribuzione cronologica dei preferiti e la miglior cosa che io sappia fare e proporne qui alcuni.


Cosa la ispira di più?

L'amore, la fame (chi lascia la via vecchia per la nuova...), persino la noia.
Più di tutto direi la vita!
Conservo memoria di ogni pensiero, trauma, conflitto, visione e il tutto si intreccia in me e ispira ogni mio gesto e poichè sono un creativo; il mio "genio" mi fa respirare anche quando riprogetto il mio giardino, o riparo la lavatrice.
Non sarà un caso che io abiti sul carso triestino in prossimità del mare.
Qui intorno ci sono boschi, stagioni coloratissime, silenzi, aperture su vallate ovattate, montagne lontane, panorami mozzafiato ed improvvisi affacci sul mare.
Il mare è la mia ispirazione: immenso, imperturbabile, potente, accogliente: madre.

Cosa consiglierebbe ad un giovane/una giovane dotato/a di talento artistico che decide di reprimerlo per un posto di lavoro dallo stipendio sicuro?
Non sono particolarmente adatto a dar consigli, credo sia importante sapere chi si è e cosa si vuole veramente essere e quindi perseguire con determinazione la strada che ci siamo prefissati per raggiungere quell'obbiettivo, senza deviare, senza farsi affascinare da semplificazioni o falsi miti, senza mai credere che sia facile e sempre confrontando il risultato cui si tende con le mete già raggiunte.
Certo l'indipendenza economica favorisce qualsiasi genialità ed in mancanza di un benessere acquisito e certo, lo stipendio sicuro potrebbe essere l'unico modo per sopravvivere.

Cosa ne pensa di Internet?
Il web è strapieno di tutto e di tutti ed a chiunque offre una possibilità.
Questo massimo valore democratico crea dispersione, superficialità e fugacità nei contatti.
Ma son convinto che il vero talento, quando e se esiste, ha comunque la possibilità di mettersi in evidenza.

lunedì 30 novembre 2009

Intervista ad Antonio Mastino, una vita da artista in viaggio

Da Coraggio Italia- Antonio Mastino nasce a Luras, in Sardegna, e comincia fin da giovane la sua carriera nel mondo dell'arte, spaziando sia nel mestiere - pittura, grafica, scultura-, sia nello spazio, spostandosi a vivere a Bolzano e viaggiando molto, per tutta la vita. Disponibilissimo, ha risposto a tutte le mie domande con coinvolgimento, animando l'intervista con battute di spirito che ce lo fanno percepire come auto-ironico e dotato di senso dell'umorismo, oltre che equilibrato, corretto e modesto, come si intuisce dalle sue risposte.

Dopo tanti anni di vita in Sardegna, si è spostato a Bolzano, lontano dal mare, anzi in terra di montagna. Le manca mai la sua isola?
Non credo che possa esistere un sardo a cui non manchi la sua Sardegna, personalmente colgo ogni possibile occasione per ritornarci e, alla lunga, credo che ci ritornerò definitivamente fino alla fine dei miei giorni. Resta inteso comunque che "se rinasco, prima voglio un preventivo...." (ride, nda)

Ci racconti come è nata la sua passione per la pittura.
Sono nato in una famiglia di artisti, almeno tre dei miei familiari più stretti dipingevano con talento anche se non hanno mai voluto passare al professionismo nell'arte, altri sono concertisti, altri cantanti di fama internazionale (un paio di tenori, qualche soprano etc etc). La passione per l'arte, quindi, era insita in me fin da sempre. Non ho mai valutato l'idea del talento, ho sempre operato per il piacere di fare pittura e scultura prima di tutto per esprimere qualcosa e quindi per me stesso, poi invogliato dalla presenza di altri giovani che come me erano iscritti all'Istituto d'Arte di Sassari si cominciò (avevo 16 anni) a considerare la possibilità di vivere d'arte, anche se la maggior parte di noi, poi, è diventata un insegnante e, quindi, operava nel binario dell'insegnamento dell'arte e nella produzione pittorica. Molti di questi sono rimasti in Sardegna e qualcuno ha raggiunto anche elevate posizioni nel nostro mondo sia p ur quasi limitatamente alla sola isola.

L'importanza del viaggio per la sua produzione artistica.
Il viaggio ha avuto sicuramente un'influenza enorme per me, inizialmente mi dedicavo quasi solo a riprodurre le bellezze dell'Isola. Il suo mare, la sua terra, i suoi costumi; successivamente ho deciso di visitare un po' tutto ciò che riuscivo a visitare e, cominciando dall'Italia, in senso geografico e storico, mi sono poi spostato in Paesi sicuramente esotici quali l'India e le sue contraddizioni, così come l'America del Sud, gli Stati Uniti ed il Canada e per ultima l'Africa. In tutti questi miei spostamenti ho portato con me "appunti di viaggio" intesi come bozzetti a matita o sanguigna, cosa che poi ho tradotto in pittura con tutta una serie di "appunti di viaggio" dove inserisco ciò che maggiormente mi ha colpito nelle varie località visitate. A questi appunti aggiunga che avrò fatto almeno qualche migliaio di fotografie dalle quali ancora adesso prendo spunto dopo aver terminato quello che avevo abbozzato sul posto.

Lei riesce a vivere della sua arte. Come si svolgono le sue giornate?
Ho oramai compiuto 62 anni per cui vivo di ciò che ho "seminato". Continuo imperterrito a fare mostre personali - proprio in questo momento ne ho in corso una a Bolzano presso la Galleria "Capricorno" - soprattutto in USA e Canada dove la mia modesta produzione viene particolarmente apprezzata. Devo molto al mio "mercante" che si industria a farmi entrare in Paesi nuovi ed è sempre in cerca di nuovi mercati. Ho infatti in programma una mostra a Mosca che probabilmente verrà inaugurata a gennaio o a febbraio, ma da qualche tempo ho rallentato la mia attività in cerca di nuovi spunti che mi incuriosiscano e mi facciano sperimentare qualcosa di nuovo, sia pur nell'ambito del genere da me oramai consolidato. Le mie giornate, quando non sono davanti al cavalletto, le trascorro in giro per i monti e le valli del Nord Italia e sopratutto qui nel Sud Tirolo o in viaggio tra la Svizzera, dove vive appunto il mio mercante, o Londra, dove ho un piccolo studio attrezzato e dove ho stretto amicizia con altri colleghi con cui ho un intenso scambio di esperienze ed impressioni sulle varie opere. Ho comunque intenzione di rientrare nella mia terra e intraprendere tutta una serie di studi sui "murales" che da anni sono vanto di tanti comuni dell'isola e che sono uno storico riconoscimento alla determinazione dei sardi per il riconoscimento delle loro peculiari distinte caratteristiche di popolo a se stante con propri usi, costumi e lingua.

Anni fa si è dedicato alla politica. Come mai ha lasciato quel mondo?
Ho lasciato la politica attiva perché è giusto che le generazioni che sono nate dopo la mia dicano anch'esse ciò che pensano ed agiscano di conseguenza. Ognuno di noi vive nel contesto e nell'alveo delle proprie esperienze, ma ciò dev'essere fatto senza innamorarsi delle proprie idee lasciando lo spazio indispensabile a chi dopo di noi segue il nostro cammino o lo rivoluziona apportando le loro idee e il loro concetto di politica e vita, solo così può avere spazio per le riforme e per un vero rinnovamento in tutto ciò che è vita.

C'è un artista le cui opere le hanno regalato ispirazione?
Sinceramente non posso dire di aver un ispiratore tra gli artisti che mi hanno preceduto o tra i miei coetanei. Quando ancora ero un ragazzo e frequentavo la scuola d'arte i maestri erano Mauro Manca, Stanis Dessì ed altri, tutti votati all'informale, tranne Dessì che era uno tra i maggiori pittori figurativi dell'Isola e forsa anche d'Italia, ingiustamente non apprezzato quanto si sarebbe dovuto apprezzarlo. Vi erano poi artisti locali come Costantino Spada e Libero Meledina, ambedue con un proprio stile impressionistico di altissimo pregio, ma mai ho neppure pensato di ispirarmi a loro. Prima di tutto per un senso di rispetto e poi perché ho sempre preferito avere e quindi offrire qualcosa di mio piuttosto che di riconducibile ad un altro pittore. Ora poi, credo di avere raggiunto un mio personale stile, può piacere o non piacere ma è mio e non intendo ne cambiarlo ne farmi influenzare dalle mode del momento anche a costo di restare l'unico ad apprezzarle.

Ha progetti per il futuro?
Sì, certo...progetto di arrivare a cent'anni! (ride di gusto) Voglio vivere ancora a lungo, ma sempre con la stessa luicidità e voglia di vivere e dipingere, però "non poniamo limiti alla Divina Provvidenza" per cui se saranno di più...meglio (si concede un'altra risata)!
Scherzo ovviamente, spero di continuare a poter dipingere fino all'ultimo mio respiro, di riuscire finalmente ad entrare in Patria con gli stessi apprezzamenti che ho avuto ed ho tuttora all'estero, anche se so che questo è principalmente legato a "carrozzoni" mediatici dove l'impronta principale è quella del "business" fine a se stesso e della moda corrente per cui o sei del gruppo o non riuscirai quasi mai ad emergere.

Cosa raccomanderebbe ad un giovane intenzionato a fare oggi carriera artistica?
Intanto di essere se stesso, nei limiti del possibile. Di non lasciarsi influenzare da nessuno. Una triste verità è quella di cercare di emergere dal marasma che impera in Italia là dove, oltre che essere una Patria di "Santi, Poeti e Navigatori" si è scoperto sia diventata anche una patria di pittori soprattutto "informali". Quindi intraprendere la propria strada portando ciò che di buono si ritiene si possa dare, cercando di migliorarsi sempre più e senza paura di sbagliare. Solo così si può migliorare la propria sensibilità e la propria arte. Da ultimo, ma non per importanza, ricordarsi che i tempi sono cambiati e che un artista, per quanto bravo sia, deve pur campare, assicurandosi quindi un qualche cosa che gli consenta di essere libero nell'arte ma anche nella vita di tutti i giorni senza dover arrivar e a compromessi, che gli condizionino il suo operato.

venerdì 10 luglio 2009

Intervista ad Andrea Varga: le Risorse Umane in Ungheria raccontate da una esperta di HR

Da Economia.hu - In Ungheria la media delle donne occupate supera quella europea, in parte a causa della crescente importanza del settore terziario e dei servizi, che offrono più lavoro al gentil sesso. Un altro elemento a favore della presenza femminile sul mercato del lavoro dell'Ungheria è l'importanza dell'istruzione, un altro campo in cui le donne sono molto richieste.

Andrea Varga si occupa di risorse umane per una società di consulenza aziendale ungherese e ci racconta lo stato delle donne nel mondo del lavoro del suo paese.

Cominciamo dai salari. Si avverte una differenza di sessi nella retribuzione?
Sì. Di solito per le donne gli stipendi sono più bassi almeno del 10 o 20%. Le eccezioni, per fortuna, sono comunque molte.

Ci sono più difficoltà anche nel trovare lavoro?
Una donna trova più difficilmente lavoro, in qualsiasi condizione. Se poi è sposata e ha figli incontra ancora più ostacoli. Una delle fasce d'età più penalizzate è quella delle giovani intorno ai 30, perché il "rischio" che decidano di avere figli è alto e assumerle non conviene. Ma le più svantaggiate sono le donne sopra ai 40 anni. Per loro trovare un posto è quasi un miracolo, anche perché i giovani costano molto meno ad un datore di lavoro.

Possiamo trovare donne manager in Ungheria? Quanto guadagnano?
Ci sono donne manager come responsabili delle HR, nel settore legale, finanziario, controlling. Non sono molte, o almeno non ancora. Il loro stipendio varia tra gli 800.000 e 1.500.000 HUF.

Pensa che la crisi economica abbia inciso in modo particolare sull'occupazione femminile?
Credo che ci sia stato un calo nel numero delle donne che lavorano. La crisi ha portato ad un aumento della disoccupazione in generale, ma per noi donne ha conseguenze anche peggiori nel momento in cui i suoi effetti incontrano elementi in qualche modo di svantaggio come i periodi di maternità. Tante dipendenti che si trovano in permesso per maternità in questi mesi non riescono a tornare ad occupare la stessa posizione di prima. Talvolta vengono addirittura licenziate dopo il numero di mesi minimo previsto dalla legge.

martedì 7 luglio 2009

Giacomo Moscato: attore, regista, scrittore. E di lavoro fa il professore


Nome:
Giacomo
Cognome
: Moscato

Nato a: Siena
Età: 36
Professione:Professore
Laurea: Lettere Moderne, Università di Siena
Diploma: Commerciale
Sito: www.ridipagliaccio.it


Giacomo Moscato,
direttore artistico del Festival estivo Grosseto Ridens, ci concede il suo tempo in un momento impegnativo, il pomeriggio prima della messa in scena di "Sogno di una notte di mezza estate", di cui è regista, attore e perfino autore, avendo lui stesso preparato una traduzione del testo di Shakespeare, tutta in rima. Da Giacomo Moscato, nato a Siena ma cresciuto a Grosseto, imparo subito che per vivere bene occorre saper miscelare egoismo e altruismo. Mentre Giacomo si impegna nel suo lavoro, infatti, non si nega a nessuno. Accoglie gli amici che arrivano ore prima dello spettacolo preoccupati di non trovare biglietti, rimedia ad un piccolo cedimento della sceneggiatura, prova le musiche e risponde alle mie domande, con calma e attenzione. Siamo al Cassero Senese di Grosseto, una bella fortezza sulle mura medicee.

Ogni buona storia ha il suo inizio. In che modo il teatro entra nella vita di Giacomo Moscato?

Diciotto anni fa ero uno studente poco soddisfatto dalla sua città. Facevo il commerciale, ero bravo in matematica e me la cavavo con l'italiano, ma senza eccellere. L' incontro con la Professoressa Nunes, direttrice dall'associazione Dante, mi ha portato alla scoperta del teatro.

Cosa pensavi di fare da grande, prima di diplomarti?

Il regista cinematografico. Ero un vero appassionato di cinema, guardavo tutti i grandi classici e scrivevo molte storie, racconti e poesie. La professoressa Nunes, tuttavia, mi ha chiesto di dirigere la sessione giovani della Dante e ho cominciato a raccogliere adesioni per un corso di teatro, che sarebbe stato tenuto da Elisa Roggiolani. Raccolsi 25 adesioni, un numero sorprendente. Soddisfatto del mio lavoro diffusi la notizia del bel risultato. Il giorno dell'inizio del corso si presentarono appena quattro persone. Al suo arrivo la Roggiolani mi chiese: "Ci sono solo quattro studenti?", "No, cinque!" risposi, decidendo in quell'istante di studiare recitazione, solo per avere un'adesione in più. Da allora non ho mai smesso. Dopo il diploma mi sono iscritto a Lettere a Siena, dove ho fondato il Centro Universitario Teatrale. Nel 1994 è nata Ridi Pagliaccio, la nostra compagnia teatrale.

Il nucleo iniziale era di 6 attori, ma è cresciuto, con l'aggiunta di attori e attrici grossetani che hanno regalato tanti bei momenti a questa città.
Mentre ricordiamo insieme una delle commedie portate in scena dalla Ridi Pagliaccio, Harvey, che racconta di un coniglio immaginario gigante, arriva un signore sorridente, che chiama Giacomo per farsi aiutare con dell'attrezzatura. "Torno subito!" si scusa Giacomo e io mi volto a guardare il Cassero, splendida cornice di tanti spettacoli e mostre degli ultimi anni, luogo prediletto dai giovani grossetani anche solo per passare il pomeriggio a giocare con gli amici.
Quando Giacomo torna a farsi intervistare non ho dubbi sulla domanda successiva.

Hai mai pensato di lasciare Grosseto, magari per seguire qualche occasione importante?

Mi è successo proprio a pochi giorni dal mio primo anno di insegnamento. Andrea Buscemi mi ha offerto la possibilità di diventare attore di professione, portando uno spettacolo in tournée. Ho rifiutato.

Perchè?

Ci ho pensato bene, e ho capito che non era quello che volevo. Il teatro per me è una passione, non vorrei che diventasse anche il mio lavoro. Quale lavoro ti fa passare 19 ore filate senza fermarsi nemmeno per mangiare come quando c'è da mettere in scena uno spettacolo? Chi lavorerebbe a simili condizioni senza protestare? Puoi fare una cosa simile solo per passione. Inoltre in questo modo posso permettermi di recitare solo parti che mi piacciono, non devo accettare ruoli in cui non credo perché mi sono imposti. Senza contare che la mia relativa libertà mi permette di sperimentare, di essere professore di letteratura, insegnante di teatro, attore e anche scrittore.

Il tuo ruolo di giovane professore ti porta ad avere un rapporto particolare con i giovani grossetani. Come ti sembrano? Volendo generalizzare, li vedi intenzionati a far di tutto per lasciare la città o determinati a migliorarla con nuove idee?

Ognuno è diverso, ma non vedo molta voglia di creare qualcosa di nuovo. Spesso i ragazzi arrivano alla maturità senza sapere come proseguire la loro carriera. Difficile trovare qualcuno che ti dice, entusiasta, di avere un sogno. Il vecchio "voglio fare l'astronauta" non si sente più. Certo, la sensazione è diversa se si guardano i ragazzi impegnati in qualche attività. Nel mio caso mi riferisco agli allievi dei corsi di teatro, ragazzi motivati e vivaci, che si impegnano nella recitazione e anche per il loro futuro.

Un consiglio per le nuove generazioni.

Scoprire che esistono le passioni. Quando le scoprono i ragazzi si trasformano. Le loro vite cambiano.

Meno di due ore dopo Giacomo è Oberon, il re delle fate. Insieme a un cast numeroso e variegato, per generi e per età, Giacomo regala a Grosseto un fantastico "Sogno di una notte di mezza estate". L'incanto resterà nel cuore degli spettatori almeno per un po' e anche le parole dell'intervistato, che nel raccontare la sua vita continua a fare l'insegnante, non di italiano e nemmeno di teatro stavolta, ma di vita.

Claudia Leporatti

mercoledì 13 maggio 2009

Intervista-Video all'Ambasciatore d'Italia a Budapest Gian Campagnola

Da Economia.hu- L'Ambasciatore d'Italia in Ungheria apre il ciclo di interviste di Economia.hu "Oggi incontriamo..." con un incontro all'interno del suo ufficio, a Budapest. Al centro dell'intervista i rapporti tra Italia e Ungheria che l'Ambasciatore sta gestendo nel periodo della crisi economica mondiale. A riguardo l'Ambasciatore annuncia una nuova iniziativa dell'Ambasciata, Italian Festival.

Ambasciatore la sua carriera è
ricca di esperienze in Italia e all'estero, l'ultima come Ambasciatore d'Italia in Bulgaria, nel 2003. Quali sono le sue impressioni a pochi mesi dall'inizio della sua esperienza qui a Budapest?
Sono qui da cinque mesi, il paese è stupendo, la gente è interessante, l'Italia è molto presente.
Come descrive l'attuale situazione economica dell'Ungheria?
L'Italia è fortemente presente in Ungheria si sotto il profilo dell'interscambio, sia degli investimenti e segnatamente sotto il profilo finanziario. Siccome la crisi ha un movente finanziario che si è fatto sentire anche nei rapporti bilaterali. Tuttavia, non soltanto le banche hanno dato un segno di grande compostezza non diminuendo il flusso di liquidità. A questo si è aggiunto anche un sostegno da parte dell'Italia nelle maggiori istanze che l'Ungheria ha ritenuto di dover intraprendere e in modo particolare Fondo Monetario Internazionale e Unione europea. Questo ha mostrato all'Ungheria che l'Italia era presente è presente ed intende rimanere presente. Questo è stato chiaro fin dall'inizio alle massime autorità ungheresi, in particolare al Ministro dell'Economia oggi Primo Ministro. I numeri del resto parlano chiaro, quasi 8 miliardi di interscambio e qualche miliardo di investimenti fanno dell'Italia un partner di primaria importanza di questo paese, che si colloca ciclicamente al secondo o al terzo posto, a seconda dei casi.
Cosa può dare invece l'Ungheria all'Italia?
Siamo due paesi accomunati da una cultura molto simile, quello che possiamo darci reciprocamente è cultura, presenza, scambi economici, ma anche molta scienza e tecnologia. Riguardo all'economia bisognerà continuare facendo sistema e permettendo anche ai nostri investitori di sapere che la crisi ha afflitto l'Ungheria ma se si vanno a vedere i termini di paragone regionali si capirà che talvolta il paese è abusato nella sua pericolosità finanziaria. L'Ungheria è come tutti gli altri paesi della regione e l'Italia è vicina. Vorrei aggiungere due cose: sotto il profilo dell'educazione e sotto il profilo della conoscenza reciproca. Ci sono 20.000 studenti di italiano in Ungheria. Questo ha delle ripercussioni anche sul turismo che per noi è molto importante. A questo proposito mi congratulo con l'ENIT che ha voluto presentare proprio in Ungheria il suo messaggio promozionale dell'anno. Infine scienza e tecnologia. Un impegno maggiore delle istituzioni ma anche delle imprese che lavorano nella ricerca può offrire ai due paesi un nuovo canovaccio sul quale stendere un approfondimento delle nostre relazioni.
Ci parli di Italian Festival.

Un'iniziativa che raccoglie i suggerimenti delle massime autorità ungheresi. Il signor Presidente della Repubblica quando ho presentato le credenziali mi ha parlato della forza culturale in Italia e della nuova sfida che ora potrà contraddistinguere questa relazione: i giovani. Mi è venuto in mente di creare ogni anno a ridosso della nostra festa nazionale quello che chiamo un Festival e che già quest'anno vede una serie di iniziative nel settore economico, culturale, tecnologico, scientifico. Nel settore economico arriverà il presidente Formigoni con un numero di società per parlare di tecnologia. Nel settore culturale ci sarà Uto Ughi che verrà a suonare per i nostri amici ungheresi. Ci sarà un festival dei suoni dove l'ICE ha organizzato la possibilità di rendere note le nostre capacità nel settore degli strumenti musicali rendendoli interattivi, facendoli suonare ai giovani artisti ungheresi. Ci saranno i trasporti. Con il nuovo ministro dei trasporti ungherese vorremmo dare mostra della nostra tecnologia nel settore dei motocicli al famoso museo dei trasporti di Budapest. Daremo un senso storico al percorso di questi veicoli nella nostra storia industriale. Ci saranno tutti: Piaggio, Benelli, Ducati...Inoltre abbiamo voluto anche mostrare il design. Avremo il presidente Illy che parlerà della sua storia vincente nel settore del caffè, senza dimenticare che la tecnologia è al servizio anche di questo comparto dell'industria.

sabato 11 aprile 2009

Presentatio: intervista a Claudia Leporatti, italiana a Budapest

Le mie interviste sono, tra tutti gli articoli che scrivo nelle mie giornate da redattrice ed editor di testi, forse i lavori a cui tengo di più. Le considero parte integrante anche dei reportage, i miei preferiti in assoluto, capaci di arricchirli di verità, renderli attuali con il colloquio. Dedico a loro il mio blog personale, sperando possa interessare qualche lettore e chissà, magari anche qualche potenziale futuro intervistato. Sì perché non occorre essere famosi o aver inventato la macchina del tempo per essere interessanti.
Per esempio la sottoscritta viene da un paesino della Maremma che conta un migliaio di abitanti, Rispescia, dove sono cresciuta, ed è nata nella meno conosciuta tra le due località poco note dei dintorni di Firenze chiamate Olmo. Vi assicuro inoltre che non ho inventato alcunché. Eppure sono stata intervistata, più di una volta ad essere sincera. Mai in italiano però. Non ci credete? Beh cominciamo così. La prima intervista che pubblico nel Blog delle mie interviste è mia, ma non l'ho scritta io.


Expat Interview
(Intervista di Joanna Singleton per Budapest Funzine)

Name: Claudia Leporatti

From: Florence, Italy

Time in Hungary: Six months

Other countries lived in: London for a month!

Job: Student and manager of www.economia.hu


Why did you come to Hungary?

I was studying journalism in Florence and my university is partnered with one in Budapest. I was offered the opportunity to do an ERASMUS year here and thought, why not…wow! The city is much better than I expected; I didn’t think it would be so modern or that the people would be so friendly.

What are your favorite things about Budapest?

I really like running on Margaret Island….I feel like I’m in my own little world, away from the city. And I like the size of the city too, the fact that you can see so many sights from one spot. It’s amazing.

And the worst?

In the Metró, I don’t like it when people stand on both sides of the escalator! Also I think there are some very strange food combinations: spaghetti with sugar is something which springs to mind.

What do you miss from home?

Obviously I miss my friends and family but they will visit soon. Other than that, I miss some types of food, like Greek yoghurt and Italian pizza which I can’t find here!

Tell us a bit about www.economia.hu.

I manage this website which contains content comparing the Italian and Hungarian economies. The articles are all in Italian and are aimed at Italians living in Hungary. After graduating I hope to become a journalist….and write a book someday too!

Anything funny ever happened to you in Hungary?

Yes! In a supermarket, I was looking for some plain biscuits. I found a shop assistant who said that she spoke English and asked her where the biscuits were. She looked puzzled so I said ‘cookies’ instead as I thought this was more of an international word. But when I said that word, she walked away and never came back. I later found out what ‘cookie’ meant…


What do you think about the Hungarian food?

I like gulyás and the palacsinta. There are too many sausages though and I don’t like sausages, they are dangerous to me! And I don’t like cheese, in fact the first thing I learned to say in Hungarian was “without cheese”! And there is cinnamon everywhere. Sorry, I just don’t want cinnamon in my coffee! Although, in general, I do actually like the coffee here. Hungarians are very creative with their coffee and there are lots of places around town to enjoy it.

QUICK HITS:

Buda or Pest? Pest

Favorite word? Kicsi (piccolo/a)

Unicum or pálinka? Pálinka.

Favorite districts? 7, 8 and 9

Speak Hungarian? I can say “Happy Christmas” but what use is that now?