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martedì 10 maggio 2011

Intervista a Marco Malvaldi, a Budapest con il giallo dell'Artusi


L'autore di un best seller che ha venduto più del primo libro dato alle stampe, la Bibbia, si ritrova sulla scena del delitto. Lui è Pellegrino Artusi, il libro è "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene" una sorta di vademecum di ricette, aneddoti e consigli che preserva i preziosi segreti della saporita cucina toscana. Il delitto, invece, ci porta dentro un altro libro, “Odore di chiuso” del pisano Marco Malvaldi, giovane chimico autore di una fortunata serie di gialli ambientati in un bar in Toscana, edita da Sellerio, la casa editrice dei tascabili blu tanto apprezzati dai lettori pendolari. Incontriamo Malvaldi a Budapest , dove è stato invitato a rappresentare l'Italia al Festival del Libro, insieme alla esordiente Gaia Rayneri. Diretto e dalla risata facile, Malvaldi si racconta con disponibilità, nonostante la fama, meritata, dei suoi libri.

Presentaci "Odore di chiuso", il tuo ultimo libro. Di cosa parla?
"Odore di chiuso" è un giallo ambientato in Maremma, a San Carlo. La trama prende le mosse da un delitto, tra i cui indiziati figura un personaggio storico piuttosto noto in Italia. Si tratta di Pellegrino Artusi, commerciante di sete e gourmet conosciuto per aver scritto il primo libro di cucina in lingua italiana. Con questa famosa opera, Artusi ha contribuito ad unificare l'Italia in modo effettivo, creando un sentimento nazionale che va aldilà della mera figura retorica e politica.
Come è nato il suo rapporto con l'Artusi?
Quando sono andato a vivere da solo, ho ricevuto in regalo, come molti giovani, il libro di cucina dell'Artusi (tanto famoso da essere noto semplicemente come "l'Artusi"). Ho iniziato a leggerlo non tanto per le ricette, in parte troppo pesanti e poco adatte ai nostri tempi, godendo piuttosto della sua lingua italiana perfetta e spiritosa, ricca di aneddoti, apocrifi e spunti. Il libro dell'Artusi non è un vero e proprio libro di cucina, in quanto non è imperativo. Con le sue ricette non si mette mai davanti al lettore come un manuale indicando: "Fate, imbianchite, tagliate...". Al contrario, affianca il lettore e gli insegna a fare qualcosa, suggerendo dei trucchi, mettendolo in guardia dagli errori più comuni. Ogni piatto, poi si lega ad aneddoti divertenti e interessanti, diventando un traslato su carta di un personaggio che trovo fantastico.
Hai pubblicato questo libro in occasione della doppia ricorrenza dei 150 anni dall'Unità d'Italia e dei 100 dalla morte dell'Artusi. Quale riscontro ha ottenuto fuori dalla Toscana?
Onestamente il centenario dalla morte dell'Artusi è stato un'attenzione della casa editrice, io avevo pensato solo all'uscita strategica per il 150esimo compleanno dell'Italia unita. Un libro d'intrattenimento, di cui c'è sempre un gran bisogno, che contiene anche argomenti seri, come l'unità d'Italia, il rapporto difficile tra nobiltà e borghesia, tra privilegiati e non. Questi elementi possono anche essere tralasciati per privilegiare una lettura di puro intrattenimento. La doppia ricorrenza è stata una coincidenza fortunata e il libro è andato bene in tutta Italia e non solo.
Sono in corso traduzioni in altre lingue?
Sì, in inglese e tedesco. Probabilmente ci sarà anche un'edizione spagnola.
Torniamo indietro di qualche anno. Come è iniziata la tua avventura letteraria?
Ho iniziato a scrivere per noia durante i tempi morti della mia tesi di laurea in chimica. Uno sfogo, un antidoto alla noia, niente di più. Anche Niccolò Ammanniti ha scritto "Branchie" durante la sua tesi di laurea, del resto. In seguito mi sono accorto del largo gradimento riscosso dai miei resoconti sulle attività di dottorato, scritti come rappresentante degli studenti, che venivano letti anche dagli esterni ai lavori per il semplice motivo che...facevano divertire. A quel punto avendo un romanzo nel cassetto, ho deciso di provare ad inviarlo a vari editori. Solo Sellerio ha risposto, ma lo ha fatto con un sì. In ultima analisi, ho avuto anche un bel po' di fortuna (ride).
Quali progetti hai per il futuro?
Sto scrivendo il quarto ed ultimo giallo della serie dei vecchietti, ambientato vent'anni fa. Per ovviare al cosiddetto effetto Jessica Fletcher questo quarto capitolo sarà anche l'ultimo della saga: non si può prendere un paesino da 5000 anime e uccidere una persona l'anno, sarebbe un'offesa alla statistica!
Pensi di uscire dal giallo?
Vorrei scrivere un romanzo serio, tra virgolette. Non so se sarò in grado di uscire dall'intrattenimento puro, vedremo, ho molta voglia di tentare.
Che impressioni ti ha dato Budapest?
La trovo magnificente. si vede che è una città centrale, piena di gente, di vita e ricca di cultura. Da italiano mi ha poi colpito per la sua pulizia, per il suo aspetto curato e ben mantenuto. Credo che qui si possa vivere molto bene; oltre a Budapest solo Amsterdam e San Francisco mi hanno lasciato questa sensazione.
Una buona ambientazione per un libro, no?
Decisamente e ce ne sono molti ambientati in questa città. Senz'altro una buona ambientazione, anche grazie ai suoi tanti posti diversi. Basti pensare all'Isola Margherita e alle possibilità che potrebbe dare per un libro!

mercoledì 4 maggio 2011

Gaia Rayneri: intervista alla scrittrice italiana nella Budapest dei misteri | ECONOMIA.HU - The online magazine of ITL Group - Notizie economiche da Budapest e Ungheria


A Budapest come ospite al Festival Internazionale dei Libri del 2011, Gaia Rayneri, scrittrice torinese, prende parte ad un'edizione senza precedenti della principale fiera ungherese interamente dedicata ai libri. Come molti altri eventi di questo semestre, infatti, la fiera del libro ha tratto giovamento dalla coincidenza con la presidenza di turno dell'Unione europea. Budapest ha pensato non solo ad invitare scrittori da tutti i paesi membri UE, ma anche ad organizzare eventi mirati a favorire la loro partecipazione attiva e la circolazione di libri stranieri, veicolata dalla loro presenza a questo apprezzato festival. Gaia è stata scelta per la categoria degli scrittori che hanno da poco pubblicato il loro primo romanzo. “Pulce non c'è”, pubblicato da Einaudi nel 2009, è una storia vera e drammatica, raccontata con ironia da un'autrice talentuosa e innamorata della scrittura, ma anche della vita. Approfittiamo della sua presenza a Budapest per parlare con lei del suo libro, delle sue aspirazioni e, naturalmente, anche di Budapest. La incontriamo in tarda mattinata, prima del suo intervento al festival. "Emozionata?", le chiedo dopo i saluti. "Abbastanza, parlare in inglese davanti a molte persone mette sempre una certa ansia addosso!" In realtà può far affidamento su un'ottima pronuncia, perfezionata durante la sua esperienza di vita a Londra. Una ragazza alla mano e disponibile, che non si è fatta montare la testa dal successo ed accetta di buon grado un'intervista all'aria aperta, nel vivace prato del Millenaris. Rischiamo di prenderci una pallonata dai bambini che giocano vicino a noi, ma cominciamo con le domande.
Il tuo primo libro è stato pubblicato quando avevi appena 21 anni e premiato non solo con alcuni titoli, ma soprattutto con il successo nelle librerie.
Di cosa parla “Pulce non c'è”?
Una storia vera, autobiografica, che racconta di una vicenda vissuta dalla mia famiglia. Mia sorella è autistica e nel libro si chiama Pulce. Alcuni anni fa, un giorno mia madre va a prenderla a scuola e si scontra con una brutta sorpresa. Le dicono: "Pulce non c'è". É portata via dagli assistenti sociali, "in un posto migliore" perché si ritiene che i suoi genitori non siano più adatti a prendersi cura di lei. Una settimana dopo si scopre che la bimba, incapace di parlare, ha scritto tramite il metodo di comunicazione che usa per esprimersi (la CF, nota dell'autore) che il padre aveva abusato di lei. Nonostante sussistano le prove dell'inattendibilità di questo metodo, che mette nella bocca di chi lo usa parole non sue ed è per questo stato definito "immorale" dall'American Psycological Association, Pulce resta lontana da casa per quasi un anno. Potranno vederla solo la mamma e la sorella, che nel romanzo si chiama Giovanna ed è la narratrice, a patto che durante le visite non facciano nessun accenno a particolari che potrebbero ricordarle la sua vita precedente all'ingresso nell'istituto. Visite controllate da una "donna-soldato" responsabile di controllare, nella piccola stanza dove hanno luogo gli incontri, che non siano pronunciate parole come "papà" o "casa". Tutto questo "per il suo bene".

La storia sembrerebbe una spremuta di dolore, ma io ho voluto prenderla dalla prospettiva della sorella, una ragazza particolare, con i suoi tic nervosi e i suoi amici immaginari, ma soprattutto con il suo modo "sbilenco" di guardare alla vita, che le consente anche di ridere, a dispetto della situazione tragica. Una scelta che autorizza l'ironia e rende il romanzo piacevole e divertente.



Al momento stai scrivendo libri per bambini. Difficile vivere solo di scrittura?
Molto, ma se facessi la cameriera di sera, tanto per usare un esempio che ho provato davvero, i miei scritti risentirebbero della mia stanchezza e avrebbero una forza minore. Mi considero una scrittrice, credo al dovere di riuscire a fare di questa una vera e propria professione.


Nel tuo libro parli di una delicata questione familiare. Come hanno reagito i tuoi alla pubblicazione?
All'inizio con grande spavento. Ho raccontato un clamoroso errore giudiziario che ha travolto la mia famiglia, per il quale non siamo mai stati risarciti. La paura era che le persone che avevano portato avanti questa ingiustizia mi denunciassero per diffamazione.

E tu, non hai avuto paura?
No, perchè sapevo di essere nel giusto e mi sembrava doveroso parlare di questa vicenda, per la mia famiglia e anche per le altre che subiscono episodi del genere. I miei genitori hanno di certo risentito di una grande stanchezza e di una certa esasperazione per l'accaduto.

Ci sono stati problemi, dopo la pubblicazione?
No, anzi il libro ha avuto un discreto successo a livello di critica e di pubblico, oltre a diversi premi e riconoscimento. Spero che questo sia stato per i miei genitori un risarcimento.

Nessun risarcimento monetario?
Per una sorta di cecità di istituzioni come i servizi sociali, il tribunale dei minori, la stessa scuola la nostra famiglia è stata incolpata, anziché difesa, nonostante le prove dell'innocenza di mio padre ci fossero fin dall'inizio. Il fatto che non abbiano mai cambiato idea non mi stupisce. Durante alcune presentazioni di "Pulce non c'è" mi sono addirittura trovata ad essere assalita dagli assistenti sociali che cercavano di attaccarmi.

Dal tuo romanzo sta per essere tratto un film. Sarà fedele al libro?
Sì, mi occupo personalmente della sceneggiatura. Ero stata contattata anche da alcuni grandi produttori, ma alla fine abbiamo scelto una produzione indipendente, che significa meno soldi ma maggior qualità e sensibilità nell'affrontare il tema. Il regista è un esperto aiuto regista al suo esordio alla regia, mentre la sceneggiatura la stiamo scrivendo con Monica Zapelli (affermata sceneggiatrice, famosa ad esempio per "I cento passi"). Trovo molto bello riscrivere quello che ho vissuto e poi già scritto, nel contesto nuovo di un gruppo di lavoro, per migliorarlo e fare arrivare ancora di più la storia allo spettatore.

Cosa si prova a dischiudere particolari anche intimi e pubblicare una storia che è quella della propria famiglia?
In realtà non ho voluto scrivere un romanzo autobiografico, se avessi voluto descrivere la mia famiglia sarei forse andata in televisione, a Striscia la Notizia o a Pomeriggio 5. Il mio desiderio era quello di comporre un'opera letteraria, per questo storia e descrizioni sono molto romanzate. Nel libro non c'è il mio dolore. Ci sono i tratti di una famiglia e un dolore possibile, verosimile, ma non i nostri. Mi sono divertita a riportare quelle piccole nevrosi e altri dettagli “sbilenchi” che esistono in tutte le famiglie. In contrapposizione alla normalità inesistente, tendente ad un'astratta perfezione, che avrebbero voluto le istituzioni.


Volevi fare una denuncia o solo scrivere un libro?
Tutte e due. Credo che la narrazione renda più forte una denuncia. Se fossi andata in tv avremmo avuto qualche secondo di attenzione e poi tutto sarebbe svanito. Con il romanzo e grazie al punto di vista della sorella, l'errore giudiziario, raccontato da una tredicenne ho potuto urlare delle verità che un adulto non potrebbe forse raccontare, senza cadere nel patetismo.

Da piccola sognavi di fare la scrittrice?
Sognavo di scrivere, ma non di fare la scrittrice. Ho poi sentito l'urgenza di raccontare questa storia e l'ho fatto. Era il mio primo lavoro di senso compiuto, che l'Einaudi ha letto mentre lavoravo da loro come lettrice di dattiloscritti. All'epoca il manoscritto non era finito, avevo scritto 50 pagine, ma la casa editrice mi ha stimolato a finirlo, per poi darlo alle stampe.

Quando hai cominciato a scriverlo?
A 19 anni. In mezzo c'è stata la vita, circa 2-3 anni in cui l'ho scritto non per la pubblicazione, ma perché mi andava di farlo. Adesso, grazie alla fiducia ottenuta, ho la consapevolezza di saper strutturare una narrazione voglia di lavorare ad altri libri.

Sono uscite traduzioni in altre lingue?
Ne è uscito un passaggio in un'antologia tedesca sulla letteratura giovane italiana. Ancora è presto per le versioni in lingue straniere. Gli editori aspettano che uno scrittore abbia scritto almeno due o tre libri prima di tradurne le opere e lanciarlo sul proprio mercato.

Cosa pensi di Budapest dopo questi primi due giorni di permanenza?
Budapest mi è sembrata una città misteriosissima e tutta da scoprire. Credo che la sua bellezza stia negli angoli nascosti, negli edifici dall'architettura sorprendente.

Come l'hai esplorata? Hai scelto itinerari particolari o seguito l'istinto?
Mi sono persa! E ho seguito il Danubio, l'acqua mi rilassa.

Claudia Leporatti

sabato 13 novembre 2010

Franco Nero Intervistato a Budapest da Economia.hu

venerdì 26 febbraio 2010

VIDEO-Intervista: Sistema Italia ICE a FOODAPEST 2010

Da www.economia.hu - Dal Sistema Italia dell'Ice alla fiera Foodapest 2010, Economia.hu incontra Hetényi Ágnes dell'ufficio ICE di Budapest.

Design da New York per il Food italiano

Lo Spazio Italia all`interno della fiera e` decorato con le foto inviate da ICE New York. Negli Stati Uniti l`ICE attua molta promozione per i prodotti alimentari italiani, rivolgendosi ad un grande mercato, e collabora con un`agenzia fotografica che sta lavorando a queste bellissime immagini.

Foto che uniscono la bellezza naturale del cibo, in particolare delle specialita` tipiche italiane come la mozzarella, alla bellezza delle forme di fiori e frutti, creando combinazioni di alimenti deliziose per la vista oltre che per il palato. Ad esempio il pomodoro e la mozzarella uniti insieme a formare una ricca coppia di ciliegie, o il melone decorato con roselline di prosciutto crudo e foglioline di basilico.



L`interesse del pubblico

Il nostro stand raccoglie 12 espositori italiani, ognuno con una sua apposita vetrina di prodotti . Hanno avuto molto successivo i vini, ma anche i prodotti da forno, i condimenti, i dolci, i formaggi, la pasta, i condimenti e il caffe`. L`interesse verso l`alimentare italiano in Ungheria e` consolidato.
Il feedback degli espositori
La stragrande maggioranza degli espositori e` molto soddisfatta. Molti di loro hanno infatti trovato potenziali acquirenti, grossisti ed importatori ungheresi per i loro prodotti. Adesso tocca a loro lavorare per far fruttare al meglio il contatto allacciato in fiera.

giovedì 25 febbraio 2010

VIDEO-Intervista a Davide Tagliapietra, da Vicenza a Budapest per UKBA

Da www.economia.hu BUDAPEST - Economia.hu intervista a Davide Tagliapietra, a Budapest da Vicenza per rappresentare un team di aziende locali. L`incontro ha luogo all`interno dello stand della Lorapack pressp Ukba, la fiera della panificazione, della pasticceria e del gelato, a Budapest in contemporanea con FOODAPEST 2010.


La realta` vicentina: eccellenza del settore
Rappresento aziende di Vicenza, una zona leader mondiale per la costruzione e progettazione di impastatrici e macchine per panificazione. Vicenza e` un punto di riferimento per tutto il mondo per i settori del bakery e del pastry. Le aziende che rappresneto sono la Escher Mixers di Schio, la Ital Pan di Zane`, La Lorapack di Tiene, la Pregel e la Ennegi di Milano, azienda specializzata nel packaging.
La fiera UKBA a Budapest
Siamo molto contenti della fiera. Molto interesse da parte dei panificatori ungheresi e anche da parte degli italiani che sono venuti a Budapest per conoscere questo mercato attraverso le due fiere di questi giorni.

venerdì 10 luglio 2009

Intervista ad Andrea Varga: le Risorse Umane in Ungheria raccontate da una esperta di HR

Da Economia.hu - In Ungheria la media delle donne occupate supera quella europea, in parte a causa della crescente importanza del settore terziario e dei servizi, che offrono più lavoro al gentil sesso. Un altro elemento a favore della presenza femminile sul mercato del lavoro dell'Ungheria è l'importanza dell'istruzione, un altro campo in cui le donne sono molto richieste.

Andrea Varga si occupa di risorse umane per una società di consulenza aziendale ungherese e ci racconta lo stato delle donne nel mondo del lavoro del suo paese.

Cominciamo dai salari. Si avverte una differenza di sessi nella retribuzione?
Sì. Di solito per le donne gli stipendi sono più bassi almeno del 10 o 20%. Le eccezioni, per fortuna, sono comunque molte.

Ci sono più difficoltà anche nel trovare lavoro?
Una donna trova più difficilmente lavoro, in qualsiasi condizione. Se poi è sposata e ha figli incontra ancora più ostacoli. Una delle fasce d'età più penalizzate è quella delle giovani intorno ai 30, perché il "rischio" che decidano di avere figli è alto e assumerle non conviene. Ma le più svantaggiate sono le donne sopra ai 40 anni. Per loro trovare un posto è quasi un miracolo, anche perché i giovani costano molto meno ad un datore di lavoro.

Possiamo trovare donne manager in Ungheria? Quanto guadagnano?
Ci sono donne manager come responsabili delle HR, nel settore legale, finanziario, controlling. Non sono molte, o almeno non ancora. Il loro stipendio varia tra gli 800.000 e 1.500.000 HUF.

Pensa che la crisi economica abbia inciso in modo particolare sull'occupazione femminile?
Credo che ci sia stato un calo nel numero delle donne che lavorano. La crisi ha portato ad un aumento della disoccupazione in generale, ma per noi donne ha conseguenze anche peggiori nel momento in cui i suoi effetti incontrano elementi in qualche modo di svantaggio come i periodi di maternità. Tante dipendenti che si trovano in permesso per maternità in questi mesi non riescono a tornare ad occupare la stessa posizione di prima. Talvolta vengono addirittura licenziate dopo il numero di mesi minimo previsto dalla legge.

mercoledì 13 maggio 2009

Intervista-Video all'Ambasciatore d'Italia a Budapest Gian Campagnola

Da Economia.hu- L'Ambasciatore d'Italia in Ungheria apre il ciclo di interviste di Economia.hu "Oggi incontriamo..." con un incontro all'interno del suo ufficio, a Budapest. Al centro dell'intervista i rapporti tra Italia e Ungheria che l'Ambasciatore sta gestendo nel periodo della crisi economica mondiale. A riguardo l'Ambasciatore annuncia una nuova iniziativa dell'Ambasciata, Italian Festival.

Ambasciatore la sua carriera è
ricca di esperienze in Italia e all'estero, l'ultima come Ambasciatore d'Italia in Bulgaria, nel 2003. Quali sono le sue impressioni a pochi mesi dall'inizio della sua esperienza qui a Budapest?
Sono qui da cinque mesi, il paese è stupendo, la gente è interessante, l'Italia è molto presente.
Come descrive l'attuale situazione economica dell'Ungheria?
L'Italia è fortemente presente in Ungheria si sotto il profilo dell'interscambio, sia degli investimenti e segnatamente sotto il profilo finanziario. Siccome la crisi ha un movente finanziario che si è fatto sentire anche nei rapporti bilaterali. Tuttavia, non soltanto le banche hanno dato un segno di grande compostezza non diminuendo il flusso di liquidità. A questo si è aggiunto anche un sostegno da parte dell'Italia nelle maggiori istanze che l'Ungheria ha ritenuto di dover intraprendere e in modo particolare Fondo Monetario Internazionale e Unione europea. Questo ha mostrato all'Ungheria che l'Italia era presente è presente ed intende rimanere presente. Questo è stato chiaro fin dall'inizio alle massime autorità ungheresi, in particolare al Ministro dell'Economia oggi Primo Ministro. I numeri del resto parlano chiaro, quasi 8 miliardi di interscambio e qualche miliardo di investimenti fanno dell'Italia un partner di primaria importanza di questo paese, che si colloca ciclicamente al secondo o al terzo posto, a seconda dei casi.
Cosa può dare invece l'Ungheria all'Italia?
Siamo due paesi accomunati da una cultura molto simile, quello che possiamo darci reciprocamente è cultura, presenza, scambi economici, ma anche molta scienza e tecnologia. Riguardo all'economia bisognerà continuare facendo sistema e permettendo anche ai nostri investitori di sapere che la crisi ha afflitto l'Ungheria ma se si vanno a vedere i termini di paragone regionali si capirà che talvolta il paese è abusato nella sua pericolosità finanziaria. L'Ungheria è come tutti gli altri paesi della regione e l'Italia è vicina. Vorrei aggiungere due cose: sotto il profilo dell'educazione e sotto il profilo della conoscenza reciproca. Ci sono 20.000 studenti di italiano in Ungheria. Questo ha delle ripercussioni anche sul turismo che per noi è molto importante. A questo proposito mi congratulo con l'ENIT che ha voluto presentare proprio in Ungheria il suo messaggio promozionale dell'anno. Infine scienza e tecnologia. Un impegno maggiore delle istituzioni ma anche delle imprese che lavorano nella ricerca può offrire ai due paesi un nuovo canovaccio sul quale stendere un approfondimento delle nostre relazioni.
Ci parli di Italian Festival.

Un'iniziativa che raccoglie i suggerimenti delle massime autorità ungheresi. Il signor Presidente della Repubblica quando ho presentato le credenziali mi ha parlato della forza culturale in Italia e della nuova sfida che ora potrà contraddistinguere questa relazione: i giovani. Mi è venuto in mente di creare ogni anno a ridosso della nostra festa nazionale quello che chiamo un Festival e che già quest'anno vede una serie di iniziative nel settore economico, culturale, tecnologico, scientifico. Nel settore economico arriverà il presidente Formigoni con un numero di società per parlare di tecnologia. Nel settore culturale ci sarà Uto Ughi che verrà a suonare per i nostri amici ungheresi. Ci sarà un festival dei suoni dove l'ICE ha organizzato la possibilità di rendere note le nostre capacità nel settore degli strumenti musicali rendendoli interattivi, facendoli suonare ai giovani artisti ungheresi. Ci saranno i trasporti. Con il nuovo ministro dei trasporti ungherese vorremmo dare mostra della nostra tecnologia nel settore dei motocicli al famoso museo dei trasporti di Budapest. Daremo un senso storico al percorso di questi veicoli nella nostra storia industriale. Ci saranno tutti: Piaggio, Benelli, Ducati...Inoltre abbiamo voluto anche mostrare il design. Avremo il presidente Illy che parlerà della sua storia vincente nel settore del caffè, senza dimenticare che la tecnologia è al servizio anche di questo comparto dell'industria.

sabato 11 aprile 2009

Interview to Claudia Leporatti, Italian in Budapest




Expat Interview
(Intervista di Joanna Singleton per Budapest Funzine)

Name: Claudia Leporatti

From: Florence, Italy

Time in Hungary: Six months

Other countries lived in: in London for a month

Job: Student and manager of www.economia.hu

Why did you come to Hungary?

I was studying journalism in Florence and my university is partnered with one in Budapest. I was offered the opportunity to do an ERASMUS year here and thought, why not…wow! The city is much better than I expected; I didn’t think it would be so modern or that the people would be this friendly.

What are your favorite things about Budapest?

I really like running on Margaret Island… I feel like I’m in my own little world, away from the city. And I like the size of the city too, the fact that you can see so many sights from one spot. It’s amazing.

And the worst?

In the Metró, I don’t like it when people stand on both sides of the escalator! Also I think there are some very strange food combinations: spaghetti with sugar is something which springs to mind.

What do you miss from home?

Obviously I miss my friends and family but they will visit soon. Other than that, I miss some types of food, like Greek yogurt and Italian pizza which I cannot find here!

Tell us a bit about www.economia.hu.

I manage this website which contains content comparing the Italian and Hungarian economies. The articles are all in Italian and are aimed at Italians living in Hungary. After graduating I hope to become a journalist….and to write a book someday too!

Anything funny ever happened to you in Hungary?

Yes! In a supermarket, I was looking for some plain biscuits. I found a shop assistant who said that she spoke English and asked her where the biscuits were. She looked puzzled so I said ‘cookies’ instead as I thought this was more of an international word. But when I said that word, she walked away and never came back. I later found out what ‘cookie’ meant…


What do you think about the Hungarian food?

I like gulyás and palacsinta. There are too many sausages though and I don’t like sausages. And I don’t like cheese, in fact the first thing I learned to say in Hungarian was “without cheese”! And there is cinnamon everywhere. Sorry, I just don’t want cinnamon in my coffee! Although, in general, I do actually like the coffee here. Hungarians are very creative with their coffee and there are lots of places around town to enjoy it.

QUICK HITS:

Buda or Pest? Pest

Favorite word? Kicsi (piccolo/a)

Unicum or pálinka? Unicum.

Favorite districts? 7th and 8th

Speak Hungarian? I can say “Happy Christmas” but what use is that now?